La caffettiera del masochista: dimmi cosa cucini e ti dirò chi sei

23.06.17
Dalla rubrica "LA CAFFETTIERA DEL MASOCHISTA" del numero 5 del nostro magazine Meson's News.

Se non vuoi mai più provare imbarazzo di fronte ad un bellissimo oggetto di design che non riesci ad usare, finalmente qualcuno ti spiega che il problema non sei tu, ma è il designer che l’ha progettato. Il titolo della rubrica è un omaggio a Donald A. Norman che, scrivendo La caffettiera del masochista a metà degli anni ‘90, ha aiutato molte persone a liberarsi da questo incubo. Ogni oggetto può essere relativamente utile o inutile, un oggetto di design però, per dirsi tale, deve sempre essere funzionale.

DIMMI COSA CUCINI E TI DIRÒ CHI SEI

Iniziò tutto così, mi prese per la gola!
Perché ogni relazione inizia in qualche modo: alcune iniziano fra i banchi di scuola o al supermercato, al bar o in discoteca, altre iniziano fra le scrivanie, altre ancora sul web; poi ci sono le relazioni che “partono” dagli aeroporti o dalle stazioni ferroviarie, quando la gente viaggia ed è bendisposta a incontrare l'altro. Esistono anche le relazioni che stranamente iniziano fra le mura domestiche, nel luogo a tutti più comune: la cucina.   

Ed è così che iniziò la mia relazione, con degli spaghetti al dente, olive nere, pomodorini, cipolla sbollentata nel latte e basilico fresco; perché la cipolla sbollentata nel latte perde l’acidità e non genera reflusso gastrico, lo imparai quel giorno di giugno. Quanto si può intuire del carattere di una persona quando la si vede all'opera dietro ai fornelli! Per me è come se la stessa si mettesse a nudo: c’è chi osserva il dettaglio e chi la sostanza, c’è chi non sgarra mai da una ricetta e chi reinventa tutto, c’è anche chi cucina solo con ingredienti precisi e chi invece improvvisa con ciò che trova in frigorifero e il suo solo ingrediente importante è l'olio buono. Dimmi cosa cucini e ti dirò chi sei, dunque! 

Quando il vero obiettivo della realizzazione di una pietanza è alimentare se stessi, una famiglia, un amico, un figlio o un compagno, scendono in campo uomini e donne autodidatti, tutte persone che a loro volta nelle cucine di casa impararono o disimpararono l'arte della cucina. Perché per nutrire serve amore. Anche se una delle relazioni più importanti della mia vita è iniziata in cucina e per certi aspetti si è evoluta e consolidata nello stesso ambiente, fra un sapore e l’altro, credo che prima o poi, comunque vada, la maggior parte delle relazioni passino attraverso un piccolo o grande tavolo, imbandito o molto semplice. Da sempre, in ogni cultura e ceto sociale, il cibo è stato il veicolo di relazioni, riti di ringraziamento, propiziatori o commerciali. Seduti a tavola si vendeva, si comprava, ci si sposava, si dichiarava guerra o si brindava alla pace. Un tempo, nelle famiglie povere in campagna, quando passava un pellegrino lo accoglievano in casa e gli servivano un pasto caldo in cambio di racconti. 

Le relazioni sono scambio: più le persone e le culture sono diverse, più lo scambio può risultare faticoso ma ricco. I miei amici giapponesi, per esempio, seduti a tavola di fronte ad una zuppa di spaghettini usano fare rumore nel risucchiarli: per loro è un segno di gradimento mentre per noi è semplicemente disgustoso! Quante cose possiamo conoscere e imparare approfondendo le nostre relazioni a tavola… non solo i sapori e gli abbinamenti o gli usi e i costumi di un popolo. Scopriamo le persone dietro ad un semplice piatto preparato con pazienza e amore o anche con frettolosa cura. Originalità, intuizione, superficialità, saggezza o ignoranza: tutto si può capire da un piatto. 

Se questi sono i presupposti, diventa molto importante progettare bene la cucina, visto che essa diventa il “contenitore” delle nostre relazioni. Quando è possibile, scegliamo uno spazio aperto che metta in connessione la zona cottura con l'area living: cucinare potendo interagire con figli, compagno o amici che attendono un assaggio o che sorseggiano un aperitivo sarà più piacevole che mettersi a cucinare guardando un muro. 
Dove lo spazio è generoso e lo consente, optiamo per dare metri alle aree di condivisione, pensando magari ad un'isola con piano snack dove mescolare lunghe chiacchierate a un buon Gin Tonic, oppure riservare uno spazio centrale ad un ampio tavolo che consenta di aggiungere posti a tavola con frequenza e senza imbarazzo. 
Anche la decorazione dell'area cucina può diventare importante e funzionale ai fini della dieta. È stato infatti riscontrato da diversi studi sull'alimentazione che ci sono accessori che possono indurre, inibire o danneggiare i nostri pasti. 

Indurre: avete figli inappetenti o siete spesso svogliati nel cucinare? Arricchite la cucina di belle immagini di cibi appetitosi che fanno venire l'acquolina in bocca, tenete a portata di mano dei bei contenitori in vetro trasparente pieni di frutta secca, mandorle, noci sgusciate e datteri, facili da consumare e sfiziosi, accanto ad un bel centro tavola gonfio di agrumi, banane e uva.  

Inibire: siete in dieta ipocalorica o qualcuno in famiglia deve perdere peso? Decorate l'area pranzo con immagini belle e positive! Mare, acqua, verdure, tutto ciò che vi può ricordare benessere e salute; attaccate al frigorifero delle vostre belle foto (con qualche chilo in meno) ed alcune frasi che vi motivino a non trasgredire o che fungano da deterrente. Arricchite il piano cucina con freschi gambi di sedano lavati e pronti all'uso: sono belli, danno colore e risultano facili da consumare durate il giorno. Create una piccola “area verde” in cucina con piante aromatiche, profumate e vive.

Danneggiare: la presenza del televisore acceso quando si è a tavola sembra essere, oltre che poco consigliata ai fini della comunicazione in famiglia, anche dannosa in alcuni casi per la digestione e l’assimilazione dei cibi. Assaporare un piatto cucinato con prodotti sani mentre si guarda una scena di guerra al telegiornale, sembra mettere profondamente in crisi il nostro sistema nervoso emozionale attraverso l'uso di due sensi che provano esperienze contrastanti: da un lato con il GUSTO si sta provando una bella emozione “di vita” e dall'altro con la VISTA si provano sensazioni di tristezza e “morte”.  
Questi due sentimenti discordanti generano frizione anche dentro di noi, poiché il cervello li registra in modo negativo. Il mio consiglio è di tenere fuori dall'area pranzo il televisore o perlomeno di non accenderlo durante i pasti, evitando soprattutto che la guardino i bambini mentre mangiano. Scegliamo di creare un ambiente sereno, pulito e funzionale nella nostra cucina, in cui preparare accuratamente e consumare felicemente il cibo per noi e per le persone che amiamo.  
La salute inizia dalla tavola! È così che coltiviamo le nostre migliori relazioni: con il gusto per stuzzicarci, con la parola per lusingarci, con il sorriso per innamorarci.   

Se un giorno dovesse venirvi il dubbio di non digerire la cipolla rossa di Tropea, sbollentatela per pochi minuti nel latte: diventerà calda, croccante e appetitosa!

Di Cristina Romanello